Benvenuti a
Villanova Monteleone, dove la storia si riscopre
Tra alberi secolari ed alture, tra rupi e fertili piane, tra il silenzio percettibile della natura, conosciuto da pochi eletti, finalmente potrete venire a immergervi nelle essenze e nella storia della Sardegna.

Il formaggio

Il formaggio è sempre stato uno degli alimenti principali nella dieta delle genti sarde, non mancano infatti oggetti per la lavorazione del latte risalenti all’epoca nuragica e citazioni di autori latini riguardo il formaggio pecorino prodotto in Sardegna. La sua produzione avveniva nei mesi invernali ed erano gli uomini ad occuparsene. I luoghi adibiti a tale scopo solitamente erano gli ovili e le capanne (“pinnettas”). Il latte, appena munto, veniva versato nel calderone (“su labilu”) e posto su un trepiede (“sa tribide”), sotto il quale veniva acceso un fuoco che doveva portare il latte alla temperatura di 37° 40° gradi C. a questa gradazione si aggiungeva il caglio (“su jagu”), di origine anilmale (ricavato dallo stomaco di capretto, vitello e agnello), oppure di origine vegetale (per esempio dal fico o dal cardo), che permetteva al latte di coagularsi in circa trenta minuti.

Il latte coagulato (cagliata) veniva mescolato con un apposito strumento (“sa moriga”) che lo riduceva in piccoli fiocchi, che venivano spinti, con le mani verso il fondo del calderone per far riaffiorare il siero. La massa compatta veniva tagliata in più parti con un lungo coltello di legno (“s’ulteddu e linna”) e ogni spicchio veniva sistemato in appositi contenitori forati(“sos aìscos”) realizzati in pero o in castagno, che gli davano la forma. Una volta riempiti, venivano posti sullo sgocciolatoio e sistemati uno sull’altro, in modo da favorire, per compressione,  l’uscita del siero.

Le forme ottenute venivano immerse nella salamoia (sà mùrza) contenuta in una tinozza di legno (sa tìna).

Qui si lasciavano per circa 12 ore, dopo di ché  il formaggio veniva prelevato dalla tinozza e posto ad essiccare su un graticcio di canne (su cannìttu).

Dopo la lavorazione del formaggio, il siero rimasto veniva portato ad una temperatura di 87° - 90° C per ottenere la ricotta. A tale temperatura, mescolando di continuo e lentamente, i fiocchi di ricotta affioravano in superficie e potevano così essere raccolti con la schiumarola e posti nei contenitori di vimini (sas fruscellàs).