Benvenuti a
Villanova Monteleone, dove la storia si riscopre
Tra alberi secolari ed alture, tra rupi e fertili piane, tra il silenzio percettibile della natura, conosciuto da pochi eletti, finalmente potrete venire a immergervi nelle essenze e nella storia della Sardegna.

La panificazione


L'alimento principale era il pane che si ricavava dalla lavorazione del grano, che impegnava tutta la famiglia. Gli uomini si occupavano della semina e mietitura del grano e le donne della pulitura e purgatura del cereale, dal quale ricavavano la farina per fare il pane. Il grano si seminava in autunno, mentre la mietitura si effettuava tra giugni e luglio. Una volta raccolto, si procedeva con la trebbiatura, che consisteva nello schiacciare le spighe per ricavarne i chicchi di grano. La trebbiatura si effettuava con una coppia di cavalli o di buoi aggiogati che trascinavano una pesante pietra sferica che pressava sul grano, il quale veniva continuamente rivoltato con un forcone di segno (“su Treuttu”). Nei giorni seguenti, il grano veniva lanciato in aria con le pale spulitrici  (“sas palas de entulare”) per separare la pula dai chicchi (“s’entulàdura”).

La macinazione del grano avveniva prevalentemente con la mola asinaria in pietra, che di solito si trovava nell’oggiato della casa. Il grano veniva versato all’interno di una tramoggia di legno (“su mosciolu”) posta sopra la mola. L’attrito della pietra superiore con la pietra inferiore macinava il grano,che, trasformato in crusca (“su fuifere”), doveva passare, in vari setacci (“sos sedattos”) in modo che quest’ultima fosse separata dalla semola e dal fior di farina (“su poddine”). La crusca non veniva impiegata per la panificazione, ma serviva per l’alimentazione animale. Cominciava ora la lavorazione della pasta. La farina veniva messa dentro un contenitore di terra cotta (“sa conchedda”), si versava acqua tiepida salata e si cominciava a lavorare l’impasto aggiungendovi in seguito il lievito (un pezzo di pasta conservata dalla panificazione precedente). L’impasto, lavorato energicamente a pugni chiusi, veniva lasciato lievitare dentro un contenitore coperto da teli. Dopo questa lavorazione, la pasta era pronta per essere modellata e messa in forno. In occasioni speciali, venivano preparati dei pani particolari, modellati e decorati a incisione con strumenti di legno e ferro.