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Villanova Monteleone, dove la storia si riscopre
Tra alberi secolari ed alture, tra rupi e fertili piane, tra il silenzio percettibile della natura, conosciuto da pochi eletti, finalmente potrete venire a immergervi nelle essenze e nella storia della Sardegna.

Tracce storiche de Sa Domo Manna

Purtroppo non si hanno, al momento, documenti originali relativi alla progettazione e alla realizzazione del palazzo. Si può fare ricorso invece alle testimonianze di alcuni abitanti del paese che confermerebbero l’origine “borghese” de caseggiato. L’edificio sorge adiacente a “Su Palatu eSas Iscolas”, un tempo spazio limitrofo ad una via pubblica, quella che allora veniva chiamata via Alfieri. Fu realizzato intorno agli anni Trenta dello scorso secolo, in pieno periodo fascista, in sostituzione di un fabbricato preesistente, voluto ed adattato alle esigenze del committente Giovanni Maria Flumene, noto ancora oggi con un soprannome curioso, appartenente ad una delle famiglie più importanti del paese, e che, in prospettiva del matrimonio aveva deciso di costruire la casa padronale.

Il “promesso sposo” venne assassinato lo stesso anno del completamento dell’edificio, per cui il fabbricato non fu mai occupato.

Per qualche tempo venne usato come scuola. Il paese, in quel periodo, contava circa 5000 abitanti, e l’unico edificio scolastico pubblico non era sufficiente a contenere gli alunni e pertanto, come altri edifici disabitati, venne adattato a questo scopo dall’Amministrazione civica.

Negli anni successivi alla al secondo dopoguerra, a seguito della costruzione dei nuovi edifici scolastici, la struttura venne data in locazione sporadicamente a qualche famiglia che si insediava per brevi periodi, ma per la maggior parte di tutta la seconda metà del secolo scorso rimase disabitata.

Le caratteristiche architettoniche si rifanno alle migliori maestranze locali, con finiture di pregio. Si distingue infatti dagli altri per la rigorosa regolarità: nella distribuzione equilibrata delle aperture sul lato frontale della facciata, con il portale di ingresso al centro, realizzata in pietra rachitica, sormontato da una chiave in pietra lavorata. Al piano seminterrato sono presenti dei magazzini con volte a botte e con finestre lunettate a bocca di lupo. La struttura muraria portante è composta da pietra trachitica a spacco amalgamata con fango e calce. Gli stipiti delle porte e delle finestre, i cornicioni di gronda e marcapiano, le testate d’angolo dell’edificio sono tutte costruite utilizzando la stessa pietra rachitica lavorata, squadrata e bocciardata.

Nel piano terra sono presenti sette camere, pensate, nell’utilizzo originale, per risolvere tutte le problematiche legate alle varie dispense alimentari.

Il piano superiore è costituito da ulteriori sette camere, di cui una destinata a cucina e un’altra preziosamente affrescata nella volta da un dipinto di mano ignota. Il diorama rappresenta al centro due angeli con affianco le iniziali della coppia che avrebbe dovuto dimorarvi, sovrastati da due putti in alto e, verso le pareti laterali, gli scudi con le quattro stagioni. il vano scala con soletta realizzata con laterizi forati ha una ringhiera con elementi in ghisa, tutti in buono stato, mentre il corrimano è in legno.

Di notevole interesse appare anche il balcone che si affaccia sulla via Goldoni, che presenta la stessa tipologia di ringhiera della scala interna. Il piano del balcone, come la maggior parte di quelli esistenti nel centro storico, è costituito da un lastrone di marmo appoggiato su mensole in ferro battuto. Le pedate e il pianerottolo sono rivestite in ardesia. I pavimenti sono alcuni in cotto, altri in graniglia, con la presenza di alcuni motivi ornamentali nelle superfici dei corridoi. Le volte sia del piano terra che quelle del primo piano sono tutte con struttura autoportante a vela, con mattoni forati leggeri. Tipologia presente in altri edifici del centro storico, compreso il palazzo comunale. In facciata vi sono le cornici marca piana in tufo calcareo, proveniente dalle cave vicine. Il cornicione di gronda è stato realizzato anch’esso in tufo, rivestito da piastrelle in cotto e ardesia. Il cortile esterno è collegato al palazzo attraverso una stanza che probabilmente doveva essere data in uso alla servitù. Nello stesso cortile, in epoca decisamente successiva, sono state realizzate alcune stalle.