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Villanova Monteleone, dove la storia si riscopre
Tra alberi secolari ed alture, tra rupi e fertili piane, tra il silenzio percettibile della natura, conosciuto da pochi eletti, finalmente potrete venire a immergervi nelle essenze e nella storia della Sardegna.

Tomba n. 8

La sua architettura raffinata, contrasta notevolmente con l’aspetto disadorno degli altri ipogei. La “domus” ha un piccolo “dromos” orientato ad Est impiantato ad un’altezza di circa 70 cm dal piano rupestre ed una pianta irregolare che fa pensare ad interventi di escavazione diversificati nel tempo. Per un portello rettangolare, con soglia alta, intaccata da una canaletta, si penetra nell’anticella b, che ha pianta subquadrata. Le pareti laterali, molto degradate, conservano entrambe una cornice piatta che delimita un pannello rettangolare incavato, entro il quale si individuano, residue solo in parte, duplici corna in rilievo. 
La successiva cella c, a pianta rettangolare, è disposta “a T”: non appena vi si accede si resta colpiti dal bellissimo soffitto scolpito, imitante un tetto ligneo a doppio spiovente e da una falsa porta, scolpita sulla parete, messa in risalto da una cornice, sovrastata da un duplice motivo corniforme.

In questa domus è stato ritrovato il più importante manufatto dell’intera necropoli: la “Dea Madre”, una statuina stilizzata, alta 18 cm., finemente scolpita in un blocco di calcite a grana grossa, di color biancastro, che raffigura la fertilità femminile risalente alla Cultura di Ozieri Neolitico Recente (3500-2800 a.C.). Attualmente la statuina si trova in una teca presso la sede della Sovrintendenza di Sassari. All’interno della tomba, oltre ai vari cocci di vasi, sono state rinvenute cuspidi di freccia in ossidiana e selce.